I valori limite di esposizione, utilizzati per valutare l’esposizione a sostanze pericolose nei luoghi di lavoro, sono fondamentali per interpretare i risultati delle misurazioni. I valori di riferimento per la popolazione generale aiutano a distinguere il contributo dell’ambiente di lavoro all’esposizione.
Questo fact sheet offre informazioni di base sul significato dei valori limite e di riferimento e sull’approccio metodologico da seguire nella scelta di tali valori per il confronto dei risultati delle misurazioni nel caso di agenti chimici pericolosi e di sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione.
LINK: https://www.inail.it/content/dam/inail-hub-site/documenti/catalogo-generale/2025/07/SostanzePericoloseValoriLimite.pdf
In base al documento “Sostanze Pericolose: Valori Limite e Valori di Riferimento 2025” dell’INAIL, la valutazione dell’esposizione a sostanze pericolose richiede il confronto delle misurazioni con diversi valori di concentrazione.
Il documento descrive le definizioni e le metodologie di utilizzo di tali valori, in riferimento al D.Lgs. 81/08 e, s.m.i. (Testo unico salute e sicurezza sul lavoro, TUSSL).
Vengono definiti i seguenti valori limite e di riferimento:
- Valore Limite di Esposizione Professionale (VLEP): È il limite della concentrazione media di un agente chimico nell’aria della zona di respirazione di un lavoratore per un periodo di riferimento di 8 ore o 15 minuti. Gli elenchi di VLEP sono riportati negli allegati XXXVIII e XLIII del TUSSL.
- Valore Limite Biologico (VLB): Indica il limite della concentrazione di un agente chimico, di un suo metabolita o di un indicatore di effetto in un’appropriata matrice biologica (es. sangue, urina).
Un elenco di VLB si trova nell’Allegato XLIII-BIS del TUSSL.
- Valore di Riferimento Ambientale (VRA): Utile per gli inquinanti ubiquitari (presenti anche fuori dall’ambiente di lavoro), serve a valutare il contributo all’esposizione derivante dall’attività lavorativa. Può essere ottenuto dai dati delle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA) o tramite misurazioni esterne all’azienda.
- Valore di Riferimento Biologico (VRB): È il livello di un agente chimico o di un suo metabolita misurato nella popolazione generale. Permette di valutare il contributo dell’esposizione lavorativa rispetto a quella nell’ambiente di vita.
- Livelli Derivati di Non/Minimo Effetto (DNEL/DMEL): Introdotti dal Regolamento REACH, il DNEL è il livello di esposizione sotto il quale non si prevedono effetti sulla salute, mentre il DMEL è il livello che potrebbe causare un “minimo effetto”.
Si applicano sia ai lavoratori che alla popolazione generale e possono servire da riferimento in assenza di VLEP.
Il documento si sofferma sulla gestione degli agenti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione (CMR), per i quali è fondamentale identificare i “lavoratori professionalmente esposti”.
La procedura varia a seconda che l’agente sia:
- Ubiquitario: Un lavoratore è considerato “professionalmente esposto” se la sua esposizione (ambientale o biologica) supera il Valore di Riferimento Ambientale (VRA) o Biologico (VRB) della popolazione generale.
- Non ubiquitario: L’esposizione è considerata professionale se la concentrazione misurata supera il limite di rilevabilità del metodo di analisi (LRM).
Per i lavoratori identificati come “professionalmente esposti” a sostanze CMR, il datore di lavoro deve ridurre l’esposizione al più basso livello tecnicamente possibile, che non deve mai superare il VLEP.
Questa esposizione residuale deve essere registrata nel Registro di esposizione ad agenti CMR.